Il ritorno di un aristocratico collezionismo!

The art of the label

Questa pubblicazione non ha bisogno certamente di una recensione, ma una presentazione agli amici collezionisti può tornare veramente utile. Si tratta, a mio giudizio, del testo più completo sull'argomento del cartaceo in versione etichetta.
Sono presentate etichette con splendide illustrazioni sui molteplici prodotti che possono trovare segnalazione in un'etichetta [medicine - profumi - oggetti da toilette - confetteria - cioccolato - dolci - estratti di carne - formaggi - marmellate - datteri ed ancora tabacco - sigarette - sigari - fiammiferi - bagaglio e hotel]. Un capitolo molto importante è dedicato alle bevande: whisky, gin, brandy e rhum, vino e caffè.
Old-labels, consapevole di fare un servizio ai collezionisti, riporta alcuni brani che riguardano le etichette di vino e di liquori.

INTRODUZIONE
L'etichetta di carta è presumibilmente una delle forme d'arte più prolifiche e, tenuto conto della sua enorme diffusione, anche una di quelle che esercita una maggiore influenza sulla gente. La maggior parte delle etichette vengono stampate esclusivamente ad uso del paese d'origine, ma, se un prodotto viene esportato, la sua etichetta stampata può arrivare ai quattro angoli della terra.
La storia dell'etichetta è contrassegnata dalla produzione di innumerevoli milioni di diversi design. Solo sulle scatole di fiammiferi, per esempio, da quando la loro produzione ha preso via in Svezia negli anni Trenta del secolo scorso, sono comparsi circa 45.000 tipi diversi di etichette. In Inghilterra, la ditta di petardi natalizi Batger's ha prodotto in un solo anno (1937) 88 varianti di etichette per i coperchi delle sue scatole. Considerata la vasta gamma di articoli accompagnati da etichetta e se si pensa ai moltissimi fabbricanti esistenti in tutte le parti del mondo, è quasi impossibile calcolare l'enorme quantità di design creati. Tra le collezioni di etichette di tutto il mondo, e guardando solo a due categorie, la più vasta collezione di etichette di birra ne comprende 125.000, quella di etichette di scatole di fiammiferi? 280.000.
Nella storia dell'arte commerciale si è assunto un atteggiamento di scarsa considerazione nei confronti di molti illustratori e designer di etichette. In alcuni casi queste portavano la firma di artisti di fama: Alphonse Mucha, McKnight-Kauffer, e, dal 1945, le etichette di ogni annata di Chateau Mouton-Rothschild sono state disegnate da eminenti artisti, tra cui Henry Moore e Salvator Dalì.
I produttori hanno acquistato sempre maggiore consapevolezza dell'impor-tante ruolo svolto dall'etichetta nella promozione delle vendite dei loro pro-dotti. Oggi il suo impatto visivo è oggetto di studi accurati, particolarmente per quanto riguarda la scelta dell'effetto colore, essendo questo l'elemento che più immediatamente attira lo sguardo.
Nel 1888, quando in America il mercato dei sigari si avvaleva di etichette sempre più sontuose, un articolo apparso sul "New York Times" commentava: "Spesso l'etichetta è migliore del sigaro?"

ORIGINI E SVILUPPI
Le primissime etichette stampate di cui si ha traccia vennero usate nel XVI secolo per balle di tessuti (è possibile che all'epoca esistesse già la consuetudine di applicare etichette sulle fiale dei medicinali, ma probabilmente erano scritte a mano). Agli inizi del XVIII secolo i medicinali recavano ormai etichette stampate e probabilmente anche i vini italiani.
Esiste un'etichetta del 1756 di una bottiglia di porto portoghese e una del 1775 di un vino tedesco.
Fino alla fine del XVIII secolo le etichette venivano stampate manualmente con presse di legno su carta fatta a mano. Nel 1798 due invenzioni favorirono la proliferazione di etichette: la macchina per la fabbricazione della carta, inventata in Francia da Nicolas-Louis Robert; e il principio della litografia, scoperto da Alois Senefelder in Baviera.
Negli anni Trenta dell'Ottocento le etichette venivano ormai applicate su tutti i vari tipi di materiale da imballaggio e su un vasto assortimento di prodotti. La successiva rivoluzione doveva essere la stampa a colori.
Ovviamente l'uso del colore valorizzava enormemente un'etichetta, ma la colorazione manuale era molto costosa. Per parecchi anni gli inventori tentarono vari metodi alla ricerca di un modo efficace ma economico per stampare a colori. La prima soluzione soddisfacente venne escogitata da Gorge Baxter, che nel 1835 brevettò il suo metodo di stampa a colori consistente nel trasferire incisioni su legno sopra una base monocroma. Negli anni Cinquanta dell'Ottocento il processo della cromolitografia (la stampa su pietre di vari colori, fino a dodici, tramite un sistema di puntini e zone compatte) era ormai sostanzialmente messo a punto. Questo metodo predominò nei successivi sessant'anni, soprattutto nell'ambito della produzione e al contenimento dei costi a parità di qualità.
Ma quali erano le funzioni dell'etichetta? In primo luogo c'era la pura necessità di dire cosa stava dentro il contenitore. Probabilmente le etichette che si rendevano necessarie erano quelle per le medicine: era infatti vitale che il contenuto e le istruzioni per l'uso fossero chiaramente indicati.
In secondo luogo si voleva rendere più appetibile la confezione. Una composizione grafica o un'immagine, soprattutto se colorate a mano, valorizzavano subito l'effetto complessivo. Alcuni disegni erano a tema, proponevano cioè una situazione in cui il prodotto veniva usato; altri miravano esclusivamente a catturare l'attenzione, come quando consistevano nella raffigurazione di una figura femminile.
Con l'avvento della stampa a colori negli anni 1840-50, fu possibile produrre in serie le etichette in molti formati diversi.
Il successo incontrato dalle confezioni fantasiose ha senz'altro incoraggiato i fabbricanti a utilizzare design più decorativi per i loro contenitori.
Presto ci si rese conto che i prodotti si vendevano meglio se esibivano un elemento di prestigio. La presenza dello stemma reale, una serie di medaglie vinte a esposizioni commerciali, o un certificato di genuinità rilasciato da un analista di riconosciuta fama davano fiducia ai consumatori rispetto alla qualità di ciò che acquistavano.
Negli anni Cinquanta del XX secolo era ormai in auge un ulteriore sistema per l'incremento delle vendite: l'incentivo diretto. All'epoca si impiegavano anche altri accorgimenti per allettare il cliente: il contenitore che poteva essere riutilizzato dopo averne consumato il contenuto e l'etichetta da conservare e collezionare su appositi album. Ma già alla fine degli anni Cinquanta la confezione promozionale che esibiva le medaglie vinte o offriva in omaggio prezzi scontati era fenomeno assolutamente comune.

STRATEGIA PROMOZIONALE
Dopo gli anni Cinquanta dell'Ottocento, raggiungendo la cromolitografia livelli accettabili, si potè accedere ad una stampa a colori ad alta qualità.
Un'etichetta decorativa poteva trasformare una scatola di fazzoletti o di profumo in un regalo di Natale. Risultato: la confezione attirava clienti più per la sua veste esteriore che per il suo contenuto.
I primi ad applicare questa tattica furono i cioccolatieri Fry and Cadbury nel 1868. Per incrementare le vendite del loro cioccolato, specialmente a Natale e a Pasqua, ricorsero a etichette illustrate di grande raffinatezza.

PER ATTIRARE L'ATTENZIONE
Nella Francia del XIX secolo pare ci fosse tra gli stampatori parigini la consuetudine di creare etichette per liquori all'insegna del frivolo. Talvolta il soggetto di queste etichette, la raffigurazione di un particolare evento, era collegato al nome del prodotto, ma più spesso nasceva da un'idea originale del disegnatore. Queste etichette erano quasi certamente intese come espedienti per attirare l'attenzione. L'intraprendente stampatore ideava centinaia di etichette diverse per le quali sollecitava poi ordinazioni presso le distillerie di liquori.

DESTINATE AL COLLEZIONISMO
Un'altra strategia promozionale che induceva a staccare l'etichetta sfruttava l'istinto collezionistico della gente. A partire dal 1885 circa, e per i trent'anni successivi, sui coperchi delle scatole di amido Colman apparvero serie di splendide etichette illustrate, destinate soprattutto ai bambini. Alcune proponevano semplicemente delle immagini graziose, ma Colman sentì probabilmente il dovere morale di offrire soprattutto etichette che avessero un valore educativo, specialmente considerato il fatto che anche il messaggio promozionale di "Colman's Starci" finiva sull'abum.
Con frequenza quasi settimanale venivano quindi emesse etichette su argomento, come la classificazione delle farfalle o episodi della vita di Edoardo VII.

ART NOUVEAU
Il design delle etichette fu significativamente influenzato dal movimento dell'Art Nouveau, che negli anni 1895-1915 attraversava il suo momento di massimo splendore.
Questo stile venne utilizzato soprattutto per articoli da toilette e profumi, ma ebbe ripercussioni anche su molti nuovi prodotti lanciati in questo periodo. Ne è un esempio l'etichetta dei dolci alla crema Kop, con le caratteristiche linee sinuose dell'epoca.

ART DECO'
In deciso contrasto con lo stile Art Nouveau, l'Art Decò ricorreva ad una combinazione di colori vivaci e linee geometriche. La nuova tendenza raggiunse il suo apice negli anni 1920-30. Come era stato per l'Art Nouveau, l'influsso si fece prima di tutto sentire nell'ambito delle etichette per prodotti da toilette, anche se non ne rimasero immuni le etichette di Radio Malt e delle sigarette CWS Lustre, che sfruttavano emtrambe il motivo del sole splendente.

WHISKY
La produzione commerciale del whisky prese il via intorno al 1500 , ma per oltre trecento anni rimase un'attività a conduzione familiare.
Durante la seconda metà del XIX secolo il whisky scozzese guadagnò rapidamente popolarità, dapprima in Gran Bretagna, quindi nel mondo intero. John Haig creò una distilleria nel 1824, John Dewar fondò la sua azienda a Perth nel 1846 e William Teacher iniziò la sua attività a Glasgow nel 1830.
In Irlanda i principali produttori vantavano tradizioni più antiche: John Jameson iniziò nel 1780, John Power nel 1791.

GIN
Fino al XVI secolo la produzione del gin era appannaggio dei monasteri o degli alchimisti e aveva scopi medicinali. Veniva anche servito ai soldati olandesi prima della battaglia, da cui l'espressione "Dutch courage" (letteralmente: coraggio olandese, quindi: farsi coraggio con un bicchierino).
La produzione commerciale del gin iniziò nel 1575, allorché Lucas Bols fondò la sua distilleria a Schiedam.

BRANDY E RUM
Si ha la notizia che il brandy veniva distillato più di mille anni fa , solitamente nei monasteri italiani. Aveva allora una funzione medicinale, come spesso avviene ancora oggi. Nel certificato di genuinità di un brandy "Pale Eau de Vie", prodotto da Henry Brett nel 1867, il rapporto dell'analista afferma tra l'altro che "è andato a tutti gli scopi, dietetici e diuretici, per i quali i brandy francesi sono stati usati fino ad oggi".
Nel corso del XVIII secolo arrivò in Europa il primo distillato di canna da zucchero: il rum. Era importato dalle Indie Occidentali dove, a partire dalla metà del XVII secolo, veniva servito ai braccianti delle piantagioni di canna da zucchero per tenerli tranquilli. Da allora la Giamaica costituisce il principale fornitore di rum della Gran Bretagna, dove, fino al 1970, i marinai arruolati nella Marina militare ricevevano ogni giorno la loro porzione di rum.
I francesi hanno sempre avuto una passione per il rum, che importavano soprattutto dalla Martinica e dalla Giamaica.
Portorico era il principale fornitore di canna da zucchero per la fabbricazione del rum negli Stati Uniti, dove fu il primo fra i liquori di prestigio ad essere distillato (a partire dal 1700 circa). L'Isola di Barbados è rinominata per il suo rum delicato.

Robert Opie

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