NEWS SULLE FIGURINE BOGNARD SUL "BLOG
DELL'ABBAS NULLIUS"
Cos'è
la raccolta Old Labels: E' un stock ordinato di etichette di vini,
di liquori e di altre bevande che risalgono agli ultimi decenni dell' '800
fino ai primi decenni del '900.
Carattere
delle Old labels: Non furono mai applicate alle bottiglie; proprio
per questo conservano il loro smagliante colore. Pur recando il
nome della bevanda. non presentano la scritta della Ditta ( un secolo
fa poche Case facevano apporre sulle etichette una propria dicitura al momento
della ordinazione ). Si presentano con una nota di interessante cosmopolitismo,
infatti furono stampate in diversi stabilimenti europei e recano illustrazioni
riferite a soggetti di quattro continenti.
Le
cromolitografie della fine dell'800. La serie Passaporti e la serie banconote,
quasi sicuramente uscite dallo stabilimento Bognard di Parigi, di difficile
attribuzione artistica (farebbero pensare all'opera di H. Daumier),
hanno i soggetti delle figurine che erano la passione dei collezionisti di
oltre un secolo fa! Splendidi esemplari di eccellente conservazione. Potremmo
parlare di Gold Labels, piuttosto che di Old Labels.
- Interessante documento del procedimento tipografico e del linguaggio
pubblicitario.
- Gradevole testimonianza della storia del costume e di una società
a un secolo dalla sua scomparsa.
-In forza della perizia illustrativa e dello splendore cromolitografico con
cui si presentano, queste stampe possono figurare attaccate alle pareti di
una stanza o inserite in un album d'archivio.
- Base di riferimento storico per ogni raccolta, anche moderna, di etichette
di vini e di liquori.
- Decorazione di enoteche e di sedi e locali di rappresentanza.
- Indicate per le grandi Case, come pezzi da esporre nel museo
under-ground e nella pinacoteca della terrazza alta dell'edificio.
ELENCO
DEI PAESI CHE FIGURANO COME SOGGETTI ILLUSTRATIVI:
NELLA SERIE PASSAPORTI
- Austria - Belgio - Brasile - Cina - Francia - Inghilterra - Italia - Prussia
- Russia - Spagna - Stati Uniti d'America -Turchia
NELLA SERIE BANCONOTE
- Argentina - Belgio - Canadà - Francia - Giappone - Italia - Olanda
- Portogallo - Prussia - Spagna - Stati Uniti d'America - Turchia.
Lettere
ed attestati di acquisizione: THE BRITISH MUSEUM, BODLEIAN LIBRARY , RACCOLTA
DELLE STAMPE BERTARELLI , BIBLIOTECA NAZIONALE, GABINETTO DISEGNI E STAMPE
GALLERIA DEGLI UFFIZI

Nell'annuario
internazionale di www.planetmylenium.com
importante riferimento alla raccolta OLD-LABELS.
Breve
storia delle etichette
Antichi contenitori: anfore, otri, butticule, arborelli.
Tra il materiale archeologico si sono trovate anfore [continua...] con fregi raffiguranti pampini e grappoli d'uva, ma tali interventi artigianali avevano più una funzione decorativa che classificativa.A differenza delle anfore olearie che venivano usate solo una volta perché i recipienti, usati ripetutamente, risultavano maleodoranti, le anfore vinarie potevano essere usate più volte; quindi la denominazione di origini poteva variare. Per cui i contenitori di creta erano contrassegnati con pezzi di carbone o di gesso che indicavano eventualmente la data e il luogo di origine.
Gli antichi usavano anche un contenitore di sostanza organica: l'otre. Questo era praticamente una pelle rovesciata di animale(per lo più capra o capretto). Chiusa nelle sue aperture e con il vello rivolto all'interno (la peluria tratteneva lo sporco), oltre ad essere un buon coibente, era adatto sia a conservare che a trasportare il liquido, infatti l'otre poteva essere adagiato anche sulla groppa di un giumento. Il Vangelo parla di questo contenitore quando suggerisce di mettere il vino nuovo in otri nuovi. La nascita delle etichette ha un antecedente storico e logico nel suo naturale supporto: la bottiglia. A questo punto bisogna precisare che la bottiglia di vetro segue alla distanza di secoli la bottiglia di legno: contenitore fatto di piccole doghe chiamato dai latini butticula(parva buttis).
Una menzione particolare la merita l'arborello: barattolo di ceramica di forma cilindrica usato dagli speziali e destinato a contenere medicinali.
L'arborello si identifica in qualche modo con l'etichetta; infatti sulla superficie convessa della ceramica presenta una scritta circondata da un fregio decorativo; si può dire che l'etichetta nasce proprio da qui.
I primi indicatori cartacei: cartigli, bottelli, polizzini.
La pergamena e il papiro furono il primo supporto della scrittura manuale [continua...]. Erano opportunamente usati come cartigli, plichi o rotoletti spesso legati con spago al collo del recipiente. L'impiego della carta, introdotto in Europa dagli arabi, in un primo tempo fu riservato ai documenti più importanti. Con l'invenzione dei caratteri mobili l'uso della carta trova una grande espansione.
Esistevano contenitori di cuoio; questo materiale poteva accogliere un'impressione a fuoco che bastava a testare l'origine e la qualità del contenuto.
L'arte vetraria, che per moltissimo tempo produsse soltanto oggetti di lusso, cominciò a destinare alle bevande le prime diafane fiale di vetro o di cristallo. Già all'inizio del XVIII secolo compaiono i primi cartellini stampati che vengono chiamati in Italia polizzini: piccoli documenti di garanzia che attestano la qualità e la quantità della bevanda con indicazione della Casa produttrice. Stemmi ed emblemi accompagnano i fregi del polizzino. Altro antecedente di ciò che chiamiamo etichetta è il bottello.
Il bottello è un prodotto di torchio: praticamente una semplice strisciola contornata da fregi essenziali che indicava l'annata della vendemmia, il nome del produttore e la denominazione della bevanda. Bottello una voce onomatopeica che richiama la botta che il torchio produce nel momento dell'impressione.
L'avvento della etichetta vera e propria: etiqueta, étiquette, label.
Per diversi secoli la parola etiqueta era destinata ad indicare [continua...] un cerimoniale di corte non solo in Spagna, ma anche in Francia e in Italia. Stare all'etichetta significava semplicemente attenersi alle regole di un comportamento aristocratico. Solo in seguito la parola passò a designare il cartellino che si attacca ad un recipiente.
Essa diventò attestato di garanzia e ancora proposta commerciale. Capita di poter leggere in un'etichetta antica: per prevenire le contraffazioni di questo prodotto, avvertiamo che le nostre etichette saranno segnate dalla nostra sigla e che le bottiglie sprovviste di essa non meritano alcuna fiducia.
Nelle prime decadi dell'800, con il moltiplicarsi dei prodotti aumenta il numero delle etichette e il gusto figurativo si aggiunge, senza soppiantarlo, a quello decorativo; non solo fregi tipografici ma anche figure e vedute di paesaggi.
Per rappresentare concretamente la potenza e la forza si traggano della mitologia le figure di Giove, di Venere e di Marte, dalla storia e perfino dalla cronaca quelle di sovrani, di fanciulle e di guerrieri. Parallelamente compaiono scritte sempre più declamatorie: nettare del pontefice, liquore del pellegrino, cognac Napoleone ecc.
Lo splendore della stampa cromolitografica: chromos e passpartout.
Si può dire che la cromolitografia dette il colore all'etichetta [continua...] che conobbe quasi subito il suo apogeo; forse questo cartellino che noi chiamiamo etichetta raggiunse il suo splendore tra la fine dell'800 e gli inizi dell'900. Nell'etichette cromolitografiche, che chiameremo chromos, è evidente la maestria dello stampatore e quella dell'artista. Nel procedimento antico della cromolitografia, i piani del disegno e i colori erano riportati in 12 o 13 pietre, corrispondenti ad un magico arcobaleno di luminescenze. La tredicesima pietra era impiegata per decorare questi minuscoli capolavori di un fondale d'oro (in questo caso l'etichetta fa pensare alle miniature medioevali). Spesso, con ultima tiratura, si aggiungeva un sottile strato di lacca che può spiegare l'intatto splendore di questo prodotto. Nel processo di questa stampa non era possibile utilizzare i caratteri tipografici; questi venivano sovrapposti successivamente mediante il processo tipografico. Sempre in questo periodo assistiamo al trionfo del passpartout: si tratta di una medesima vignetta impiegata per liquori diversi. Un grande compresso tipografico creava una serie di etichette; queste venivano distribuite a diverse stamperie, che si occupavano di imprimere su di esse il nome di un vino o di un liquore secondo le richieste del committente. Accadeva che la stessa vignetta compariva ad illustrare prodotti diversi di diversi paesi. In qualche modo l'etichetta era il risultato di un prodotto assemblato. Disegni e colore creati a Parigi, Berlino e Milano distribuiti per tutta l'Europa in stamperie che aggiungevano tipograficamente indicazioni della bevanda e denominazioni del produttore. In pratica uno scambio di prodotti di base tra le principali stamperie europee.
Nascita di un collezionismo: le figurine dei grandi magazzini.
Era il tempo in cui La Bonne Marchè aveva fatto affari d'oro [continua...] impiegando figurine che venivano collezionate a Parigi e fuori di Parigi; la Liebig, accogliendo la lezione pubblicitaria, vendeva estratti di carne regalando le sue ricercatissime figurine. I produttori di liquore si portano ben presto sul medesimo piano e praticamente attaccano queste figurine sulle loro bottiglie. La stamperia Bognard di Parigi, su commissione della Liebig, produce 12 figurine riproducenti 12 passaporti e le offre al tempo stesso all'industria dei liquori, che le impiega come etichette facendone un richiamo da collezione. L'avventore, che è potenzialmente un collezionista, cerca di procurarsi in tutti i modi le 12 bottiglie che recano i passaporti. Alla serie fortunata dei 12 Passaporti, corrispondenti a 12 Paesi, si allinea quella delle Banconote, tre delle quali sono dedicate alla Francia.
Le nazioni più importanti sono rappresentate in queste due serie. Si capisce la direzione pubblicitaria di questi prodotti destinati ai collezionisti di parecchi paesi. L'etichetta si propone come offerta promozionale: non è propriamente una reclame del prodotto, ma un dono destinato ad accontentare chi lo acquista.
Uno specchio che ritrae una società: espressione di un'epoca.
Dall'ultima decade dell'800 fino alla Prima Guerra mondiale [continua...] si svolge un periodo che avrebbe influenzato il clima sociale e artistico non soltanto della Francia, ma anche quello di altri paesi: la Belle èpoque. Il fatto più rappresentativo di questo fenomeno sociale è probabilmente lo spettacolo quello del cabaret spensierato e un pò sfrenato e quello dei teatri, le thèàthe gai au boulevard, che rappresenta spesso una commedia satirica, ma priva di valenza sociale. Questo quadro lo ritroviamo riprodotto nelle etichette di questo periodo. Esse ci presentano una società colta nel suo spontaneo atteggiarsi di fronte alla realtà: esprimono il gusto verso tutto ciò che è piacevole, raffinato e fuori del comune e ancora il rifiuto degli aspetti inquietanti della vita.
Le etichette dei liquori di questo periodo sono esteticamente pregevoli. La tematica volge su temi ricorrenti: la scelta di scene caricaturali, satiriche e il gusto per l'esotico. Artisti come Pierre Lotì avevano parlato nelle loro opere d'incanti del Medio Oriente e delle spiagge della Polinesia e dei Caraibi: ecco un tema d'evasione spaziale. L'evasione diventa temporale ed è sviluppata attraverso la rappresentazione di scene che riverberano il fasto dell'antichità classica.
Successivamente e in concomitanza della Belle èpoque esplode lo stile floreale: il liberty. Il liberty introduce nelle etichette le sue corde di cetra, gli steli, le foglie e le corolle di papavero. Si rompe la geometria dei fregi marginali e le stesse scritte, presentate con caratteri di fantasia, prendono accenti di languore: rosolio di rosa, liquore di fata ecc.
L'etichetta moderna: rèclame di un prodotto commerciale.
A partire dall'inizio del secolo scorso si afferma un nuovo processo di stampa [continua...] che consente di presentare un cartellino che consocia i caratteri tipografici con il colore: la quadricomia. Qui il clichet sostituisce la pietra. Attraverso 4 o 5 impressioni tipografiche si ottengono impasti di colori che conferiscono all'etichetta uno smagliante aspetto. L'etichette di questo periodo si riconoscono dalle piccole sbavature dei diversi inchiostri e ancora da leggeri rilievi prodotti da taccheggio. Il taccheggio, usato dai maestri tipografi, era un rilievo cartaceo che l'artigiano creava per dare evidenza alle scritte presenti nel cartellino. Il risultato di questi prodotti è ancora eccellente. Con l'avvento dell'offset si introduce un procedimento più sbrigativo; ma non si tratta più di stampa diretta. I colori sono più opachi; il nero volge al grigio: l'etichetta diventa più commerciale ma, da un punto di vista estetico, meno pregevole. Tra le etichette dei periodi precedenti e quelle attuali, spesso c'è la differenza che esiste tra un quadro ad olio e un semplice acquerello. Per questo molti produttori richiedono una stampa diretta che comporta costi più elevati ma risultati veramente soddisfacenti. Le grandi Case produttrici di liquori preferiscono riproporre l'immagine originaria, quella stessa che compariva fin dall'inizio, e in tal modo intendono insinuare il prestigio legato all'antichità del loro prodotto. La stampa, accurata e arricchita spesso da rilievi in oro, conferisce ai loro brandy un aspetto superbo e avvincente.
Etichette di vini: prodotto commerciale ed ora proposta di collezionismo.
Il disciplinamento giuridico, entrato in vigore negli anni '50 [continua...], ha imposto alle Case produttrici scritte aggiuntive che riguardano la data della vendemmia, la quantità e la gradazione del contenuto, la denominazione del produttore ed ancora il luogo d'origine.
In qualche modo diventa un documento. Si capisce che l'etichetta deve attestare qualcosa e risultare al tempo stesso avvincente e gradevole. Comunque il procedimento a stampa indiretta non raggiunge i risultati della chromolitografia e della zincografia. La tematica delle etichette riguarda molteplici aspetti del territorio, della cronaca e della storia. In alcuni casi l'etichetta sembra abbassarsi verso un'ingerenza politica. Si trovano vini (anche liquori) che recano curiose denominazioni: Liquore Stalin, Liquore Mussolini, Vino Don Camillo e Vino Beppone. Compaiono vedute di paesaggi, immagini di fattorie, di ville e di castelli, blasoni e stemmi nobiliari che figuravano in questi cartellini già nel secolo precedente. Nello sforzo di venire incontro alle esigenze di un collezionismo ormai consolidato, si propongono tematiche presenti in alcune serie di francobolli: fiori, farfalle, gatti e perfino rettili.
Hanno la suggestione delle réclames in quanto introducono un linguaggio pubblicitario che intende convincere il cliente all'acquisto.
Un collezionismo in espansione.
La passione per il cartaceo non poteva ignorare l'etichetta [continua...] come prodotto pubbli-citario e documento di costume e società. Già alla fine del 800 gli acquirenti di vini e di liquori potevano assicurarsi delle figurine, presentate nella versione di etichetta. Risulta che in questo periodo si accese un forte interesse collezionistico verso le chromos che ditte produttrici di carne, di cioccolato e di bevande donavano come offerta aggiuntiva a chi acquistava questi prodotti. A partire dalla seconda metà del secolo scorso si moltiplicano i collezionisti di etichette, di vini e di liquori. La ripartizione di questa folta schiera è operata con questi criteri: collezionisti di etichette di liquore, collezionisti di etichette di vini; collezionisti di etichette antiche (a partire dal 700 fino alla prima metà del 900), collezionisti di etichette moderne (a partire degli anni '50 fino ai nostri giorni). In molti casi le etichette venivano prelevate direttamente dalle superfici delle bottiglie (la bottiglia veniva in precedenza immersa in acqua calda); ma questo procedimento sottoponeva l'etichetta stessa ad uno stress che incideva sul risultato finale. Per questa ragione l'interesse va per le cosiddette etichette vergini, cioè mai attaccate. Molte case vinicole provvedono a stampare in surplus un certo quantitativo di etichette destinate a venire incontro alle richieste dei collezionisti. Questo accorgimento consente al produttore di attuare un'operazione pubblicitaria che restituisce un conto positivo in quanto l'etichetta inserita nell'album del collezionista fa pubblicità a basso costo.
L.M.
ETICHETTE arte – storia
– design (titolo originale: The Art Of The Label)
Edito da Ikon Editrice (1991)
Questa pubblicazione non ha bisogno certamente di una recensione, ma una presentazione agli amici collezionisti può tornare veramente utile.
Si tratta, a mio giudizio, del testo più completo sull'argomento del cartaceo in versione etichetta.
Sono presentate etichette con splendide illustrazioni sui molteplici prodotti che possono trovare segnalazione in un'etichetta [medicine - profumi - oggetti da toilette - confetteria - cioccolato - dolci - estratti di carne - formaggi - marmellate - datteri ed ancora tabacco - sigarette - sigari - fiammiferi - bagaglio e hotel]. Un capitolo molto importante è dedicato alle bevande: whisky, gin, brandy e rhum, vino e caffè.
Old-labels, consapevole di fare un servizio ai collezionisti, riporta alcuni brani che riguardano le etichette di vino e di liquori.
INTRODUZIONE
L'etichetta di carta è presumibilmente una delle forme d'arte più prolifiche [continua...] e, tenuto conto della sua enorme diffusione, anche una di quelle che esercita una maggiore influenza sulla gente. La maggior parte delle etichette vengono stampate esclusivamente ad uso del paese d'origine, ma, se un prodotto viene esportato, la sua etichetta stampata può arrivare ai quattro angoli della terra.
La storia dell'etichetta è contrassegnata dalla produzione di innumerevoli milioni di diversi design. Solo sulle scatole di fiammiferi, per esempio, da quando la loro produzione ha preso via in Svezia negli anni Trenta del secolo scorso, sono comparsi circa 45.000 tipi diversi di etichette. In Inghilterra, la ditta di petardi natalizi Batger's ha prodotto in un solo anno (1937) 88 varianti di etichette per i coperchi delle sue scatole. Considerata la vasta gamma di articoli accompagnati da etichetta e se si pensa ai moltissimi fabbricanti esistenti in tutte le parti del mondo, è quasi impossibile calcolare l'enorme quantità di design creati. Tra le collezioni di etichette di tutto il mondo, e guardando solo a due categorie, la più vasta collezione di etichette di birra ne comprende 125.000, quella di etichette di scatole di fiammiferi? 280.000.
Nella storia dell'arte commerciale si è assunto un atteggiamento di scarsa considerazione nei confronti di molti illustratori e designer di etichette. In alcuni casi queste portavano la firma di artisti di fama: Alphonse Mucha, McKnight-Kauffer, e, dal 1945, le etichette di ogni annata di Chateau Mouton-Rothschild sono state disegnate da eminenti artisti, tra cui Henry Moore e Salvator Dalì.
I produttori hanno acquistato sempre maggiore consapevolezza dell'impor-tante ruolo svolto dall'etichetta nella promozione delle vendite dei loro pro-dotti. Oggi il suo impatto visivo è oggetto di studi accurati, particolarmente per quanto riguarda la scelta dell'effetto colore, essendo questo l'elemento che più immediatamente attira lo sguardo.
Nel 1888, quando in America il mercato dei sigari si avvaleva di etichette sempre più sontuose, un articolo apparso sul "New York Times" commentava: "Spesso l'etichetta è migliore del sigaro?"
ORIGINI E SVILUPPI
Le primissime etichette stampate di cui si ha traccia vennero usate nel XVI secolo [continua...] per balle di tessuti (è possibile che all'epoca esistesse già la consuetudine di applicare etichette sulle fiale dei medicinali, ma probabilmente erano scritte a mano). Agli inizi del XVIII secolo i medicinali recavano ormai etichette stampate e probabilmente anche i vini italiani.
Esiste un'etichetta del 1756 di una bottiglia di porto portoghese e una del 1775 di un vino tedesco.
Fino alla fine del XVIII secolo le etichette venivano stampate manualmente con presse di legno su carta fatta a mano. Nel 1798 due invenzioni favorirono la proliferazione di etichette: la macchina per la fabbricazione della carta, inventata in Francia da Nicolas-Louis Robert; e il principio della litografia, scoperto da Alois Senefelder in Baviera.
Negli anni Trenta dell'Ottocento le etichette venivano ormai applicate su tutti i vari tipi di materiale da imballaggio e su un vasto assortimento di prodotti. La successiva rivoluzione doveva essere la stampa a colori.
Ovviamente l'uso del colore valorizzava enormemente un'etichetta, ma la colorazione manuale era molto costosa. Per parecchi anni gli inventori tentarono vari metodi alla ricerca di un modo efficace ma economico per stampare a colori. La prima soluzione soddisfacente venne escogitata da Gorge Baxter, che nel 1835 brevettò il suo metodo di stampa a colori consistente nel trasferire incisioni su legno sopra una base monocroma. Negli anni Cinquanta dell'Ottocento il processo della cromolitografia (la stampa su pietre di vari colori, fino a dodici, tramite un sistema di puntini e zone compatte) era ormai sostanzialmente messo a punto. Questo metodo predominò nei successivi sessant'anni, soprattutto nell'ambito della produzione e al contenimento dei costi a parità di qualità.
Ma quali erano le funzioni dell'etichetta? In primo luogo c'era la pura necessità di dire cosa stava dentro il contenitore. Probabilmente le etichette che si rendevano necessarie erano quelle per le medicine: era infatti vitale che il contenuto e le istruzioni per l'uso fossero chiaramente indicati.
In secondo luogo si voleva rendere più appetibile la confezione. Una composizione grafica o un'immagine, soprattutto se colorate a mano, valorizzavano subito l'effetto complessivo. Alcuni disegni erano a tema, proponevano cioè una situazione in cui il prodotto veniva usato; altri miravano esclusivamente a catturare l'attenzione, come quando consistevano nella raffigurazione di una figura femminile.
Con l'avvento della stampa a colori negli anni 1840-50, fu possibile produrre in serie le etichette in molti formati diversi.
Il successo incontrato dalle confezioni fantasiose ha senz'altro incoraggiato i fabbricanti a utilizzare design più decorativi per i loro contenitori.
Presto ci si rese conto che i prodotti si vendevano meglio se esibivano un elemento di prestigio. La presenza dello stemma reale, una serie di medaglie vinte a esposizioni commerciali, o un certificato di genuinità rilasciato da un analista di riconosciuta fama davano fiducia ai consumatori rispetto alla qualità di ciò che acquistavano.
Negli anni Cinquanta del XX secolo era ormai in auge un ulteriore sistema per l'incremento delle vendite: l'incentivo diretto. All'epoca si impiegavano anche altri accorgimenti per allettare il cliente: il contenitore che poteva essere riutilizzato dopo averne consumato il contenuto e l'etichetta da conservare e collezionare su appositi album. Ma già alla fine degli anni Cinquanta la confezione promozionale che esibiva le medaglie vinte o offriva in omaggio prezzi scontati era fenomeno assolutamente comune.
STRATEGIA PROMOZIONALE
Dopo gli anni Cinquanta dell'Ottocento, raggiungendo la cromolitografia [continua...] livelli accettabili, si potè accedere ad una stampa a colori ad alta qualità.
Un'etichetta decorativa poteva trasformare una scatola di fazzoletti o di profumo in un regalo di Natale. Risultato: la confezione attirava clienti più per la sua veste esteriore che per il suo contenuto.
I primi ad applicare questa tattica furono i cioccolatieri Fry and Cadbury nel 1868. Per incrementare le vendite del loro cioccolato, specialmente a Natale e a Pasqua, ricorsero a etichette illustrate di grande raffinatezza.
PER ATTIRARE L'ATTENZIONE
Nella Francia del XIX secolo pare ci fosse tra gli stampatori parigini [continua...] la consuetudine di creare etichette per liquori all'insegna del frivolo. Talvolta il soggetto di queste etichette, la raffigurazione di un particolare evento, era collegato al nome del prodotto, ma più spesso nasceva da un'idea originale del disegnatore. Queste etichette erano quasi certamente intese come espedienti per attirare l'attenzione. L'intraprendente stampatore ideava centinaia di etichette diverse per le quali sollecitava poi ordinazioni presso le distillerie di liquori.
DESTINATE AL COLLEZIONISMO
Un'altra strategia promozionale che induceva a staccare l'etichetta [continua...] sfruttava l'istinto collezionistico della gente. A partire dal 1885 circa, e per i trent'anni successivi, sui coperchi delle scatole di amido Colman apparvero serie di splendide etichette illustrate, destinate soprattutto ai bambini. Alcune proponevano semplicemente delle immagini graziose, ma Colman sentì probabilmente il dovere morale di offrire soprattutto etichette che avessero un valore educativo, specialmente considerato il fatto che anche il messaggio promozionale di "Colman's Starci" finiva sull'abum.
Con frequenza quasi settimanale venivano quindi emesse etichette su argomento, come la classificazione delle farfalle o episodi della vita di Edoardo VII.
ART NOUVEAU
Il design delle etichette fu significativamente influenzato [continua...] dal movimento dell'Art Nouveau, che negli anni 1895-1915 attraversava il suo momento di massimo splendore.
Questo stile venne utilizzato soprattutto per articoli da toilette e profumi, ma ebbe ripercussioni anche su molti nuovi prodotti lanciati in questo periodo. Ne è un esempio l'etichetta dei dolci alla crema Kop, con le caratteristiche linee sinuose dell'epoca.
ART DECO'
In deciso contrasto con lo stile Art Nouveau, l'Art Decò ricorreva ad [continua...] una combinazione di colori vivaci e linee geometriche. La nuova tendenza raggiunse il suo apice negli anni 1920-30. Come era stato per l'Art Nouveau, l'influsso si fece prima di tutto sentire nell'ambito delle etichette per prodotti da toilette, anche se non ne rimasero immuni le etichette di Radio Malt e delle sigarette CWS Lustre, che sfruttavano emtrambe il motivo del sole splendente.
WHISKY
La produzione commerciale del whisky prese il via intorno al 1500 [continua...], ma per oltre trecento anni rimase un'attività a conduzione familiare.
Durante la seconda metà del XIX secolo il whisky scozzese guadagnò rapidamente popolarità, dapprima in Gran Bretagna, quindi nel mondo intero. John Haig creò una distilleria nel 1824, John Dewar fondò la sua azienda a Perth nel 1846 e William Teacher iniziò la sua attività a Glasgow nel 1830.
In Irlanda i principali produttori vantavano tradizioni più antiche: John Jameson iniziò nel 1780, John Power nel 1791.
GIN
Fino al XVI secolo la produzione del gin era appannaggio dei monasteri [continua...] o degli alchimisti e aveva scopi medicinali. Veniva anche servito ai soldati olandesi prima della battaglia, da cui l'espressione "Dutch courage" (letteralmente: coraggio olandese, quindi: farsi coraggio con un bicchierino).
La produzione commerciale del gin iniziò nel 1575, allorché Lucas Bols fondò la sua distilleria a Schiedam.
BRANDY E RUM
Si ha la notizia che il brandy veniva distillato più di mille anni fa [continua...], solitamente nei monasteri italiani. Aveva allora una funzione medicinale, come spesso avviene ancora oggi. Nel certificato di genuinità di un brandy "Pale Eau de Vie", prodotto da Henry Brett nel 1867, il rapporto dell'analista afferma tra l'altro che "è andato a tutti gli scopi, dietetici e diuretici, per i quali i brandy francesi sono stati usati fino ad oggi".
Nel corso del XVIII secolo arrivò in Europa il primo distillato di canna da zucchero: il rum. Era importato dalle Indie Occidentali dove, a partire dalla metà del XVII secolo, veniva servito ai braccianti delle piantagioni di canna da zucchero per tenerli tranquilli. Da allora la Giamaica costituisce il principale fornitore di rum della Gran Bretagna, dove, fino al 1970, i marinai arruolati nella Marina militare ricevevano ogni giorno la loro porzione di rum.
I francesi hanno sempre avuto una passione per il rum, che importavano soprattutto dalla Martinica e dalla Giamaica.
Portorico era il principale fornitore di canna da zucchero per la fabbricazione del rum negli Stati Uniti, dove fu il primo fra i liquori di prestigio ad essere distillato (a partire dal 1700 circa). L'Isola di Barbados è rinominata per il suo rum delicato.
Robert Opie